//Marcus torna sulla scena del delitto: recensione a “Il libro dei Baltimore” di Joël Dicker

Marcus torna sulla scena del delitto: recensione a “Il libro dei Baltimore” di Joël Dicker

di | 2018-06-18T16:36:41+02:00 17-6-2018 22:13|Alboscuole|0 Commenti

di FABIANA FERRERO – Il giovane scrittore ginevrino Joël Dicker, nato nel 1985 a Ginevra, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, s’è fatto notare nel 2012, quando ha pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, vincendo il Grand Prix du roman de l’Académie française e raggiungendo i primi posti delle classifiche in tutta Europa, tradotto in trentatré lingue. Nel 2015 ha scritto Il libro dei Baltimore, che in Italia è uscito nel settembre 2016.

Il protagonista del secondo romanzo è lo stesso Marcus Goldman che nel lavoro del 2012 incarnava un giovane scrittore di successo e un improvvisato detective che cercava di far luce sulla misteriosa morte di una giovane ragazza avvenuta trent’anni prima.

In questo romanzo Marcus rispolvera la storia e svela i segreti più profondi della grande famiglia dei Goldman. Fino al giorno della Tragedia (il lettore scoprirà il significato del termine, a man a mano che si sviluppa il racconto), i Goldman si dividevano in due rami: i Goldman di Baltimore, una famiglia ricca che risiedeva nel quartiere di Oak Park, descritto come un mondo a sé, e i Goldman di Montclair, New Jersey, una famiglia borghese, che invece abitava in un piccolo, ma dignitoso appartamento.

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Di quest’ultimo ramo fa parte il protagonista, che prova quasi vergogna per la situazione economica dei genitori. Marcus ha sempre guardato con ammirazione e adorazione la vita dei suoi zii, Saul e Anita Goldman, e dei suoi due amatissimi cugini, Hillel e Woody: il primo è un piccolo genio dotato di una spiccata intelligenza, mentre il secondo è un ragazzo bello e forte, bravo in tutto e di animo buono. Tra i tre cugini, che formano la “gang dei Goldman”, c’è una chimica perfetta, che aumenta ad ogni periodo trascorso insieme: amano gli stessi sport, hanno gli stessi interessi e si innamorano anche della stessa ragazza, Alexandra (“fino a quel momento avevamo condiviso tutto, e così decidemmo di amare tutt’e tre quella ragazza dallo sguardo luminoso”).

Otto anni dopo la misteriosa Tragedia, Marcus decide di scrivere ciò che ha portato i Baltimore al fallimento, riportando alla memoria le meravigliose vacanze estive in Florida della loro infanzia e gli anni di scuola. A mano a mano che il romanzo procede, Marcus si rende conto che c’è qualcosa che gli sfugge: vede scorrere gli anni e insieme ad essi comincia a svanire l’apparente perfezione dei Baltimore e ad incrinarsi l’amicizia che sembrava interminabile ed indelebile con Woody, Hillel ed Alexandra, fino ad arrivare al giorno della Tragedia.

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Questo romanzo ha diversi aspetti in comune con La verità sul caso Harry Quebert: in entrambi Dicker riesce ad intrecciare epoche diverse con grande disinvoltura e senza creare troppa confusione, passando dagli anni Ottanta ai giorni nostri, e riutilizza l’espediente già sperimentato nel precedente lavoro (il fatto cioé di immaginare un autore che scrive un libro per scoprire la verità sul suo passato). Cambia, però, completamente il genere: qui viene raccontata un saga familiare, mentre il libro precedente è un poliziesco in piena regola. Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla mole del libro: sebbene siano 587 pagine, il lettore è coinvolto dalle capacità di Dicker, per non parlare della suspence costruita abilmente intorno al fatto centrale (la Tragedia, appunto), annunciato già nel primo capitolo, ma del quale si scoprono solo con difficoltà i particolari.

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I dialoghi sono molto semplici e i personaggi sono descritti con molta attenzione e ci si può riconoscere in alcuni di essi. Oltre ai vari parenti di Marcus Goldman, compare anche il vicino di quest’ultimo, Leo Horowitz, che sembra quasi incarnare la coscienza del protagonista: Leo, aspirante scrittore, cerca di aiutarlo, dandogli consigli, ma anche rimproverandolo quando necessario.

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In quest’opera Dicker decide di affrontare temi universali (la famiglia, l’adolescenza, l’amicizia e l’amore) e li sviluppa in maniera semplice e dinamica. Riesce a mantenere un ritmo narrativo incalzante, anche se questo romanzo non è tanto interessante e travolgente quanto il primo e, pur essendoci colpi di scena e suspense, il finale risulta abbastanza prevedibile. Ciononostante, vale la pena leggere questo libro.