//Le interviste impossibili: Aldo Moro sulla Costituzione Italiana

Le interviste impossibili: Aldo Moro sulla Costituzione Italiana

di | 2019-02-12T06:54:36+01:00 11-2-2019 21:49|Alboscuole|0 Commenti

a cura di Gianmarco Martinucci, Francesco Nilo, Daniele Rea, Miriam Rizzo, Mattia Rutigliano, Carola Vivacqua-

STUDENTI: Onorevole Moro, nel suo discorso alla Costituente del 13 marzo 1947 ha definito il significato e i principi ispiratori della Costituzione italiana. Ci aiuta a capire cosa si volle realizzare attraverso una nuova costituzione?

MORO: La nuova Costituzione Italiana doveva essere un patto tra lo Stato e la società, uno strumento nel quale gli italiani si sarebbero dovuti riconoscere e ritrovare.

STUDENTI: Da qui l’esigenza di una Costituzione che non fosse ideologica?

MORO: Scrivere la costituzione era come costruire una casa nella quale abitare tutti insieme: seppur divisi da diversi orientamenti ideologici, dovevamo trovare un punto di contatto, un punto di incontro che ci accomunasse e determinasse un rispetto reciproco. Quel punto di incontro, quell’interesse condiviso poteva essere solo l’uomo, al quale andavano garantiti diritti fondamentali quali la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la democrazia.

STUDENTI: Cosa significava per lei costruire un nuovo stato?

MORO: Costruire un nuovo Stato significava rifiutare innanzitutto ciò che il fascismo aveva rappresentato in termini di non rispetto della dignità umana.

STUDENTI: Cosa significava scrivere la Costituzione?

MORO: Fare una Costituzione significava cristallizzare le idee dominanti di una civiltà, significava fissare i principi orientatori di tutta l’attività delle stato ed esprimere una formula di convivenza civile.

STUDENTI: Che vuol dire la sovranità appartiene al popolo, onorevole Moro?

MORO: La sovranità appartiene al popolo vuol dire che tutti i cittadini sono uguali nell’ esercizio dei poteri stabiliti dalla costituzione e mediante il loro intervento determinano la gestione della cosa pubblica.

STUDENTI: Onorevole Moro, cosa significa che l’Italia è una repubblica democratica “fondata sul lavoro”?

MORO: Si trattava dell’impegno del nuovo Stato italiano di immettere sempre più pienamente nell’organizzazione sociale, economica e politica del Paese quelle classi lavoratrici, che, per un complesso di ragioni, furono più a lungo estromesse dalla vita dello Stato e dall’organizzazione economica e sociale. Non si voleva da parte dei proponenti dichiarare che questa qualifica fosse la condizione indispensabile per essere considerati cittadini e trattati come tali. Il problema della cittadinanza, cioè della pienezza dei diritti civili e politici, è risolta dalla prima parte dell’articolo 1, in quanto dichiara che l’Italia è Repubblica democratica, cioè stato di tutti i cittadini. Si poneva semplicemente una meta da raggiungere, cioè dare accesso in modo reale, pieno e costruttivo alle forze lavoratrici nella vita del nostro Paese.

STUDENTI: Lei ha ritenuto che gli articoli 1, 2 e 3 siano i pilastri della nostra Costituzione. Perché?

MORO: Questi principî costituiscono, io credo, la chiave di volta della nostra Costituzione, il criterio fondamentale di interpretazione di essa. Come potremo intendere il valore delle norme relative ai diritti civili, ai diritti politici, ai diritti economici, ai diritti etico-sociali, se non avremo chiaramente posto questi principî fondamentali, di cui tutti gli altri non sono che un’applicazione?

STUDENTI: Eppure qualcuno ritenne che dovessero costituire piuttosto un preambolo alla Costituzione.

MORO: Sì, ma io non ero d’accordo, perché nessun diritto può valere più della dichiarazione della dignità umana, della solidarietà sociale, dell’autonomia delle associazioni umane. Ritenevo che fosse importante vincolare il legislatore, imporre al futuro legislatore di attenersi a questi criteri supremi che sono permanentemente validi.

STUDENTI: È vero! quale diritto più alto di quello della dichiarazione della dignità umana, della solidarietà sociale, dell’autonomia delle associazioni umane?

MORO: In effetti non ci sono principi più stabili e immutabili di questi, sono i principi dominanti della nostra civiltà.

STUDENTI: Onorevole, lei sostenne che la Costituzione dovesse essere antifascista e non afascista.

MORO: Sì, una Costituzione antifascista e non afascista in quanto nasceva dalla comune opposizione di fronte a quella che fu la lunga oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale. Non potevamo fare una Costituzione afascista, nel senso che non potevamo prescindere da quello che era stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima, il quale nella sua negatività aveva travolto per anni le coscienze e le istituzioni. Non potevamo permettere che si dimenticasse quello che è stato. Questa Costituzione emergeva da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci eravamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria. Proprio in questo comune rifiuto ci dovevamo trovare insieme e nell’impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale.

STUDENTI: Quindi la rivendicazione della libertà della persona, dell’autonomia delle formazioni sociali, della democraticità e socialità dello Stato, che tipi di rivendicazioni sono?

MORO: Sono rivendicazioni che abbiamo fatto di fronte e contro il fascismo, sono quelle da cui siamo partiti per costruire un avvenire più degno. Sono ancora oggi mete da realizzare.

STUDENTI: Per lei oggi la lotta non è dunque finita?

MORO: La lotta per la libertà e la giustizia sociale non è finita e non deve finire mai.

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