- Chi è Manuela Sapia?
- Manuela è una persona determinata con un carattere forte, per via di un passato un po’ travagliato, ma per questo, a volte, un po’ incompresa.
- A quale età ha iniziato a danzare?
- Ho iniziato a ballare a 11 anni, ho visto la maestra Alba e il suo gruppo di allora ballare ad una esibizione e mi sono innamorata del ballo. Alla mamma, che era con me, ho detto: “Voglio iscrivermi lì”, da quel giorno sono diventata una “Fly dancer”.
- Come nasce la sua passione per il ballo?
- Ballare mi è sempre piaciuto, quando ero piccola andavo nei villaggi e ballavo continuamente, ogni volta che ne avevo l’occasione, quindi diciamo che, in un certo senso, faceva già parte di me.
- Quali esperienze particolari ha avuto nel mondo della danza?
- Per fortuna, grazie anche alla maestra di danza Alba Bifarella che me ne ha dato l’opportunità, ho fatto diverse esperienze. Quelle che mi tengo più a cuore sono quelle fatte con gli AUDIOBALL, la mia prima crew. Con loro ho condiviso veramente tanto e per me sono “casa”. Esibizioni, concorsi fuori Caltanissetta, dormire insieme, tante troppe risate, a loro devo tutto. Però anche la crew di Palermo, i KYTAROCK, mi hanno dato molto a livello professionale, gliene sarò sempre grata.
- Che tipo di danza insegna?
- Insegno hip hop perché è l’unica disciplina che ho voluto studiare negli anni, anche se ora sto cercando di ampliare i miei orizzonti per potere fare sempre di più.
- Quanti saggi ha svolto in carriera?
- Abbiamo iniziato con i saggi nel 2009, che avevo 17 anni, con quello di quest’anno saranno 9 saggi, perché per “La mela” purtroppo, in altri, sono stata solo spettatrice.
- Quando è diventata famosa la sua famiglia come ha reagito?
- Famosa nel bagno di casa mia. Però i miei per fortuna sono molto orgogliosi di me.
- Ultimamente si è occupata delle coreografie dello spettacolo di Aldo Rapè “La lista”, sul tema della Shoah, che esperienza è stata?
- Delle coreografie per “La lista” se n’è occupata Alba, io ho partecipato come ballerina/comparsa, ma posso dire che è stata una delle esperienze più belle ed emozionanti di sempre. Ho pianto diverse volte per la commozione.
- Qual è il suo sogno?
- Questa domanda è molto difficile, fino a due anni fa probabilmente avrei risposto: sposarmi e formare una famiglia tutta mia. Oggi, invece, non è più una priorità per me, se capita sarò pronta a prendere l’occasione, ma se non capita va bene comunque perché con il mio lavoro ho trovato la felicità. Quello che mi posso augurare è di crescere ancora professionalmente, di dare ai miei allievi sempre di più e di trovare un equilibrio mio per avere più indipendenza.
di Salomè Maria Tripoli
