//L’amore per gli ultimi nell’ultimo messaggio di Francesco

L’amore per gli ultimi nell’ultimo messaggio di Francesco

di | 2025-04-21T19:23:49+02:00 21-4-2025 19:23|Alboscuole|0 Commenti
E’riuscito ancora una volta a sorprenderci. Se n’è andato quando non ce lo aspettavamo più. Dopo averne temuto la morte per i trentotto giorni della sua degenza al Gemelli e appena tirato un sospiro di sollievo per le sue dimissioni e le sue apparizioni in pubblico, stamattina alle ore 7:35 abbiamo dovuto prendere atto che lo abbiamo perso. In realtà abbiamo perso la sua dimensione umana e mortale. Rimane intatto per i credenti il suo spirito di creatura che alla fine di un meraviglioso e faticoso viaggio terreno torna al Creatore. Rimane intatto e più forte che mai per tutti gli altri il suo pensiero espresso con chiarezza e senza possibilità alcuna di strumentalizzazioni o manipolazioni.  Un pensiero cristallino, inequivocabile, coerente e ribadito dall’inizio alla fine del suo pontificato. Non a caso con le ultime parole e gli ultimi gesti Papa Francesco ha chiuso il cerchio della sua esperienza non solo di capo della Chiesa cattolica e di guida spirituale ma anche di punto di riferimento per un numero inimmaginabile di persone che continueranno con tenacia la sua opera instancabile di costruttore di pace e difensore degli ultimi “nelle periferie del mondo”. Lo ha fatto con gesti che appaiono oggi fortemente simbolici e profetici. E’ sceso ancora in mezzo alla gente, pastore di una chiesa “accidentata” ma in cammino sulle sue scarpe nere di prete fino all’ultimo, visibile sforzo. E nella sacralità di un luogo come San Pietro è  entrato in silenzio  senza veste talare, uomo fra gli uomini così come, quasi a condividerne la sofferenza profondamente umana, si è recato anche quest’anno nel carcere di Regina Coeli tra i detenuti scusandosi con loro perché impossibilitato a compiere il tradizionale rituale del lavaggio dei piedi. Il giorno di Pasqua infine, prima della benedizione urbi et orbe , un ultimo soffio di amore per l’umanità lacerata e sofferente, ha affidato le parole del suo ultimo messaggio a chi per lui lo ha letto.  Quelle parole rimarranno scolpite nella coscienza della storia. <<La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare. Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!”>> Il Papa ricorda le persone a lui più care, i bambini, a partire da quelli non ancora nati, gli anziani, i malati, i deboli, gli emarginati, i migranti. Ai migranti aveva dedicato la sua commossa omelia a Lampedusa, nel primo viaggio del suo pontificato, durante la Messa celebrata al campo sportivo con l’altare allestito su una piccola barca. Da allora non li ha mai più dimenticati. Anzi il pensiero dei morti in mare è  diventato “la sua spina nel cuore che porta sofferenza” Il Papa non ha mai fatto distinzione tra migranti in cerca di protezione e migranti economici, regolari e “irregolari” . Non ha mai usato queste categorie  e  tantomeno quella di “clandestini” I migranti sono per lui “nostri fratelli e sorelle”  che come quelli annegati nei pressi di Lampedusa “cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie”, aggiungendo che spesso “coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà.” Francesco torna quindi su un altro tema a lui caro : la pace e parte da una premessa che la Pasqua suggerisce: <<Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, dove quest’anno la Pasqua è celebrata nello stesso giorno da cattolici e ortodossi, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero. Sono vicino alle sofferenze dei cristiani in Palestina e in Israele, così come a tutto il popolo israeliano e a tutto il popolo palestinese. Preoccupa il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria. Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!>> Il pensiero del papa fa il giro del mondo martoriato da quella che lui chiama “la terza guerra mondiale a pezzi” : dalla  Siria allo Yemen, dall’Ucraina al Sahel, dall’Armenia al Congo, e ne esamina in modo lucido le ragioni : <<Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo.>> Ed ancora : <<Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’anima e una dignità. >> Alla luce di questo ultimo messaggio che rappresenta un racconto drammatico della realtà contemporanea e al tempo stesso un testamento morale oltre che spirituale dell’unico vero leader mondiale universalmente riconosciuto, la commozione e il vuoto determinato dalla sua perdita deve evolvere in consapevolezza. E’ tempo, come hanno sottolineato alcuni operatori umanitari, di responsabilità individuali e collettive da parte dei singoli, delle associazioni, della società civile. Gli innumerevoli i messaggi di cordoglio devono trasformarsi in impegno per la pace e la tutela dei diritti umani. Papa Francesco con la sua enciclica “ Fratelli tutti” ci ha lasciato una guida preziosa e un’altra logica rispetto  alle relazioni internazionali. << Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile accettare la sfida di pensare a un’altra umanità- E’ possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne.>>* E ancora più concretamente la Economy of Francesco , un movimento informale e internazionale di economisti, imprenditori, attivisti under 35  promuove da alcuni anni iniziative sostenibili per dare un’anima all’economia globale e ridurne gli squilibri . Di entrambe vi daremo conto in una apposita rubrica che avvieremo a breve “ Sui passi di Francesco” Antonia Gabriella D’Uggento “Fratelli tutti”n. 127