//La Mannoia riflette sulla vita: recensione a “Che sia benedetta”

La Mannoia riflette sulla vita: recensione a “Che sia benedetta”

di | 2018-07-11T16:55:05+02:00 11-7-2018 16:55|Alboscuole|0 Commenti
di NIVES BRACCO –

Che sia benedetta, la canzone presentata da Fiorella Mannoia all’ultimo festival di Sanremo, è stata scritta da Amara e Salvatore Mineo, gli stessi autori del pezzo, interpretato proprio da Amara alla manifestazione di due anni fa, Credo, arrivato terzo nella classifica finale della gara dei giovani. L’interprete romana, nata nel 1954, era assente da quasi trent’anni dal festival, al quale ha partecipato altre quattro volte. Nelle ultime due occasioni, pur non piazzandosi particolarmente bene nella graduatoria generale, ha ottenuto due premi della critica, nel 1987 con Quello che le donne non dicono, scritta per lei da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone (che, tuttavia, l’avevano pensata per Fiordaliso), e nel 1988 con Le notti di maggio di Ivano Fossati.

Il nuovo brano, giunto alla fine secondo dietro ad Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, nonostante fosse pronosticato come facile vincitore della gara, ha stupito il pubblico per il fatto di trattare un tema delicato come la bellezza della vita.

Infatti, il testo esorta ad apprezzare la vita, in tutte le sue forme, in quanto essa è un dono prezioso che troppo spesso viene sprecato e poco considerato, al quale non è attribuito quasi mai il peso giusto. Proprio per questo motivo, la voce poetica esordisce spiegando che “per quanto assurda e complessa,/ la vita è perfetta”: siamo noi invece che, troppo frequentemente, non ci accorgiamo di questa sua ricchezza e ci lamentiamo, disprezzandola, in quanto abbiamo occhi solo per i grandi gesti e ci lasciamo sfuggire quelli più piccoli, che alla fine fanno veramente la differenza.

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Per rafforzare il messaggio, la cantante aggiunge che “per quanto sembri incoerente e testarda/ se cadi ti aspetta”, nell’idea che siamo noi ad avere sempre fretta e che quindi non ci godiamo ogni suo momento, mentre “dovremmo imparare/ a tenercela stretta”, cioè a rispettarla e viverla fino in fondo.

Verso la fine del brano, l’interprete fa riferimento a tutta una serie di stili di vita particolari e più complessi, come ”a chi trova se stesso/ nel proprio coraggio”, ”a chi nasce ogni giorno/ e comincia il suo viaggio”, “a chi lotta da sempre/ e sopporta il dolore”, “a chi ha perso tutto/ e riparte da zero”, “a chi resta da solo/ abbracciato al silenzio” e “a chi dona l’amore/ che ha dentro”, sottolineando che alla fine non bisogna, nemmeno nella più nera delle situazioni, abbandonarsi alla disperazione, perché basta rispettare la vita ed essa ci ripaga con la stessa moneta, offrendoci alla fine le migliori soddisfazioni.

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Il messaggio è suggellato da un piccolo inserto religioso: “e se è vero che c’è un dio/ e non ci abbandona,/ che sia fatta adesso la sua volontà”. Il riecheggiamento del Padre Nostro è giusto per sottolineare ancora che il nostro destino va accettato sempre, bello o brutto che sia, perché è molto probabile che sia stato Dio a pensarlo per noi e a disegnare così la nostra esistenza. Il fatto che si alluda, in modo ipotetico (“e se è vero che”), ad “un dio” fa pensare che gli autori non abbiano volutamente pensato al Dio dei cristiani, ma a quelli di tutte le confessioni religiose del mondo.

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Anche se Che sia benedetta può risultare piuttosto simile, soprattutto nell’attacco, ad Accidenti a te, brano presentato da Fiordaliso al Festival di Sanremo nel 2002 e scritto da Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani, questa canzone è sicuramente un capolavoro, una vera e propria poesia in musica e un inno alla vita.

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