La Sardegna è spesso indicata come una delle regioni dove si vive più a lungo. Alcune zone dell’isola fanno parte delle cosiddette “Blue Zones”, aree in cui la percentuale di centenari è sempre alta. Uno degli elementi fondamentali è sicuramente lo stile di vita. In molte realtà, soprattutto nei piccoli paesi, la vita quotidiana è ancora segnata da ritmi lenti e naturali. Le persone camminano molto, lavorano all’aria aperta e mantengono un’attività fisica costante sia per scelta personale o per mantenere gli animali o il proprio piccolo orticello. Un altro fattore importante è l’alimentazione. La dieta sarda è semplice ma equilibrata: ricca di verdure, legumi, cereali, un consumo moderato di carne. Inoltre, l’assunzione di vino rosso è spesso associata a benefici del sistema cardiovascolare, e tutti i nonni sardi lo sanno bene. Di quasi uguale importanza è il ruolo della comunità. In Sardegna i legami familiari e sociali sono molto forti, soprattutto riguardo alla parola “famiglia”. Anche la genetica gioca un ruolo importante, ma non è l’unico fattore da considerare. Gli studi dimostrano che lo stile di vita e l’ambiente sono altrettanto importanti nel favorire una vita lunga e sana. La cosa più importante da tenere in considerazione è sicuramente la qualità della vita: aria fresca e pura, ambienti incontaminati dove gli animali possono vivere in tranquillità e soprattutto lavori all’aria aperta che vengono tramandati di generazione in generazione. L’acqua è un bene primario e i sardi godono di una importante risorsa: fontane di acqua che scorre direttamente dalla sorgente. La longevità sarda non è il risultato di un singolo segreto, ma di un insieme di abitudini sane, relazioni e un forte legame con il territorio, inoltre, l’isolamento geografico dell’isola, ha permesso di preservare un patrimonio genetico particolare e tradizioni culturali rimaste immutate nel tempo. Questo isolamento ha favorito la consanguineità controllata e la conservazione di geni favorevoli alla longevità.
