//La guerra attraverso le parole Francesca Stochino 5DB Linguistico spagnolo

La guerra attraverso le parole Francesca Stochino 5DB Linguistico spagnolo

di | 2026-02-25T09:33:01+01:00 25-2-2026 9:33|Alboscuole|0 Commenti

Sono molti, purtroppo, gli autori che ci parlano della guerra attraverso parole, esperienze e sentimenti. Scrivono quella che viene chiamata “poesia di guerra”, una poesia che non finirà mai, perché la guerra continua a colpire le persone. In questi testi, la guerra non è eroica, spesso viene descritta come qualcosa di vile e disumano, rivelandoci la cruda verità, difficile da accettare. La poesia di guerra moderna ci mostra anche le situazioni attuali, come il conflitto colpisce i civili e come Internet e i media cambiano la nostra storia. Anche tra i grandi autori italiani del Novecento troviamo diverse voci che raccontano la guerra attraverso i loro occhi. Alcuni sono molto conosciuti, come Giuseppe Ungaretti, le cui poesie “San Martino del Carso” e “Soldati” mostrano la brutalità della Prima guerra mondiale con parole semplici, ma molto forti. Altri autori, meno presenti nei libri di scuola, sono ugualmente importanti, come Beppe Fenoglio che, nei romanzi sulla Resistenza italiana, in particolare “Il partigiano Johnny” e “Gli inizi del partigiano Raoul”, ci presenta la guerra attraverso la vita di un giovane partigiano, mostrando non solo le azioni eroiche, ma anche la fatica, la paura e le difficili scelte morali che ogni combattente deve affrontare. Questa storia è contenuta ne “I ventitré giorni della città di Alba”, uno scritto che racconta un’esperienza di autogoverno partigiano nella sua città natale. Beppe Fenoglio nasce ad Alba il 1° marzo 1922. Studiò al liceo classico e quando venne firmato l’armistizio, l’8 settembre 1943, si unì alle formazioni partigiane. È proprio dalla sua partecipazione a questi gruppi che riesce a raccogliere il materiale per le sue opere. Ci riporta esperienze dirette tramite una scrittura realistica e un lessico che unisce l’italiano, il dialetto piemontese e alcune espressioni inglesi. Quando ci presenta Raoul, un ragazzo costretto ad abbandonare tutto, la sua casa, sua madre, il suo paese per andare in guerra, ci mostra un personaggio che, pur con le sue paure, affronta una realtà completamente diversa da quella che aveva sempre conosciuto. Il suo nome, inizialmente, non era Raoul, ma Sergio P. La situazione in cui si trova è difficile, ma Raoul non sembra esserne consapevole, vede in tutto ciò un nuovo inizio, un cambio di vita. Il racconto si concentra principalmente sulla prima giornata e nottata trascorsa insieme ai suoi compagni, e mostra come Raoul si senta appartenere a un mondo completamente differente. Ci fa capire che la guerra non è solamente una battaglia, ma una realtà fatta di sofferenza, perdita e disillusione. Il giovane, nonostante l’età, è portato a comportarsi da uomo e a combattere per la propria patria, anche per un desiderio di emancipazione. Quando però si trova al presidio di Castino, ciò che trova non è ciò che aveva immaginato. I suoi ideali iniziano a crollare e la cruda realtà della guerra lo colpisce duramente. Fenoglio non ci mostra la Resistenza come un’opera gloriosa, ma come qualcosa di duro e difficile da affrontare. Raoul si trova in difficoltà. È tra i più piccoli e non ha nemmeno il coraggio di guardare in faccia i suoi compagni. Voleva partire per illusioni adolescenziali, ma quando si trova faccia a faccia con la guerra inizia a rimpiangere la sua casa e il comportamento che aveva avuto con sua madre prima di andare via. Il lessico di Fenoglio non è ricco di metafore elaborate: le sue frasi sono dirette e forti, senza cercare di addolcire la realtà. Descrive la crudeltà, la fame, il dolore e tutte le difficoltà della vita partigiana senza fronzoli. Per Fenoglio, i partigiani non sono semplicemente un gruppo di persone che si antepongono al Fascismo, ma adottano una scelta coraggiosa di vita e di libertà. Nelle sue opere la natura gioca un ruolo importante. Le descrizioni della nebbia, della pioggia fitta, del freddo ci aiutano a capire quanto fosse dura la vita per chi lottava per le proprie scelte. I protagonisti che ci presenta Fenoglio (partendo da Raoul, passando per Milton di “Una questione privata” e Johnny di “Il partigiano Johnny”)sono volti che sono diventati simboli della Resistenza italiana. Sono l’esatta rappresentazione di una generazione che ha dovuto affrontare la guerra non solo con il coraggio, ma anche con il dolore e la consapevolezza di dover fare delle scelte difficili. Un autore che si potrebbe associare alla figura di Fenoglio è Ernest Hemingway. Entrambi parlano della guerra come un’esperienza difficile che cambia l’animo dell’uomo, e lo fanno attraverso personaggi giovani le cui vite saranno modellate su quei principi di lotta per sempre e non riusciranno mai a tornare le persone che erano. Ovviamente, la guerra cambia tutti, grandi e piccoli, ma quando ad affrontarla sono dei ragazzi, giovani appena diciottenni, tutto cambia. Le loro menti sono ancora fragili, con ideali confusi e vaghi. Fenoglio ci parla di Raoul mentre Hemingway ci parla di Frederic Henry, il protagonista di “Addio alle armi”. Entrambi si trovano davanti ad una sorta di idealismo, nato prima di arrivare sul campo di battaglia, ed entrambi si trovano a scontrarsi con la dura realtà che va a capovolgere completamente le loro aspettative. I due scrittori hanno diverse cose in comune, come il fatto che utilizzano protagonisti giovani per presentare le proprie opere,  che parlano della realtà così com’è, che fanno vedere come le fantasie di un ragazzo vengono sconvolte da un contesto così pesante da sopportare, come cambiano il carattere e l’animo e, soprattutto, come nonostante siano circondati da tante persone si sentono veramente soli. Una lirica molto toccante di Hemingway, sempre riferita alla poesia di guerra, è “Soldier’s Home” (in italiano “Il ritorno del soldato”). La poesia ci racconta di un soldato che torna a casa, ma per i cambiamenti che ha subito non viene riconosciuto nemmeno dalla sua stessa madre. Lui era sempre stato un ragazzo sorridente, ora è silenzioso, non parla di ciò che ha vissuto e il dolore che gli hanno causato continua a logorarlo dentro. Si sente fuori posto a casa sua, con la sua famiglia e i suoi amici, quasi come se fosse diventato un estraneo. Una parte di lui sembra non essere mai tornata. Ciò che lega le due opere è la disillusione. Pablo Neruda affermava che “le guerre sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi per gli interessi di persone che si conoscono, ma non si uccidono” , ed aveva ragione. Anche se Fenoglio ed Hemingway ci parlano di momenti storici completamente differenti, mostrano come la guerra sia uguale in ogni situazione: è un ciclo che si ripete e che porta solo distruzione, non finisce mai, prende ciò che è più giovane, più puro, e lascia dietro di sé un dolore che non può essere dimenticato.