Il primo mistero riguarda un bambino di nome Dennis Lloyd Martin che il 14 giugno del 1969, mentre giocava con suo fratello e altri ragazzi, scomparve improvvisamente nella foresta senza mai più essere ritrovato. Si avviarono delle ricerche subito dopo la sua scomparsa, si percorsero tutte le strade, i sentieri, i boschi ma nulla da fare. Quando calò la notte ci fu un grande temporale che nascose o eliminò tutte le possibili tracce da seguire. Il 15 giungo il National Park si mobilitò con 30 persone e presto se ne aggiunsero altre fino a raggiungere 240 persone. Il giorno del settimo compleanno di Dennis la squadra di ricerca arrivò ad un numero pari a 800 persone, includendo membri della Guardia Costiera, Area Nazionale e National Park Service, fino a raggiungere i 1400 ricercatori. Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi, non si seppe mai la fine che fece questo povero bambino ma vennero fatte delle supposizioni sul web. C’è chi crede che sia stato attaccato da un orso o da altri animali selvatici e c’è chi pensa che sia stato rapito da umani cannibali che ancora oggi sono ritenuti causa di centinaia di scomparse nella zona. L’altra scomparsa riguarda Gerry Largay che scomparve il 22 luglio del 2013 all’età di 66 anni, dopo aver lasciato il rifugio di Poplar Ridge Lean-to con una sua amica che, a causa di un problema familiare, non continuò il viaggio insieme a Gerry. L’amica dichiarò: “Non aveva un buon senso dell’orientamento” e infatti si perse. Tentò di mandare dei messaggi a suo marito: “Sono un po’ nei guai, ho lasciato il sentiero per andare in bagno e mi sono persa. Chiedi all’Appalachian Mountain Club se c’è uno dei manutentori del sentiero che può aiutarmi. Sono da qualche parte a nord della strada tra i boschi, Xoxo”. “Ieri mi sono persa. Sono tre o quattro miglia fuori dal sentiero, chiama la polizia per chiedere cosa devo fare, per favore”. I suoi messaggi non vennero mai ricevuti. Il corpo di Gerry, Geraldine all’anagrafe, venne trovato due anni dopo, nell’ottobre del 2015, insieme al suo diario dalla copertina nera dove appuntava tutto ciò che le stava succedendo durante quei 26 giorni di atrocità. Lasciò questo messaggio: “Quando troverete il mio corpo per favore avvertite mio marito George e mia figlia Kerry, sarà una grande cortesia nei loro confronti fargli sapere che sono morta e dove possono trovarmi, non importa quanti anni saranno passati”. A trovare il suo corpo che giaceva nella sua tenda dentro al sacco a pelo fu un’escursionista che dalla bottiglietta d’acqua mezza piena dedusse che morì di sete, stenti e denutrizione. Ancora oggi, nel luogo dov’è morta, si può trovare una croce bianca riposta dai familiari con alcuni messaggi scritti con il pennarello nero. Uno di questi, con una calligrafia di bambino, dice: “Vorrei fossi ancora qui”. Ma perché si ha tanto terrore di questi monti? La motivazione è semplice: questo luogo del mistero è causa di numerose scomparse, e ad alimentare il terrore dei visitatori sono le testimonianze di chi nei monti c’è vissuto o ci abita, come le parole di Morgan Lambert, una contest creator di successo degli Stati Uniti che documenta il folklore e i miti delle sue terre. “Se vieni sui Monti Appalachi cerca di non guardare fuori dalla finestra o di uscire quando il sole tramonta, e se vedi qualcosa di strano nel buio, fai finta di non averlo visto”.
