di Anna Sacchetto, Classe 1^ B. – ‘Quanti di voi possiedono un cane?’ – La risposta probabilmente è: ‘Molti’. – Un’altra domanda è: ‘Quanti di voi hanno un barboncino? – La risposta di qualcuno è: ‘Si, ne abbiamo uno, oppure due’. Ebbene, il barboncino è tra i cani da compagnia quello che riscontra una maggiore preferenza da parte delle famiglie che, appunto decidono di avere un cane nella loro abitazione perché è il barboncino è un cane molto affettuoso e leale poiché adora e ama stare insieme alla sua famiglia adottiva. Ora procediamo con un po’ di storia sull’origine di questo cane. Ci sono due versioni sull’origine del barbone. La prima di esse è quella in cui esso ha origine francese. Infatti, per la sua caratteristica di essere amante dell’acqua, in quanto in passato veniva utilizzato durante la caccia per riportare le anatre. Il suo nome francese è ‘caniche’ che deriva da ‘canard’ cioè anatra. L’altra origine è tedesca, poiché il nome deriva dall’arcaico ‘puden’ che tradotto letteralmente è ‘tuffarsi’. Se consideriamo quella francese allora questo cane discende da quello che attualmente è chiamato ‘barbet’ che è un cane d’acqua, mentre per quella tedesca invece discenderebbe da una razza asiatica giunta in Europa con i Goti o i Visigoti, popolazioni orientali, oppure dai Berberi del Nord-Africa quando sono pervenuti in Europa passando dal Portogallo. La disputa sulla sua origine ebbe termine nel 1936 quando la Federation Cynologique Intenationale stabilì lo standard della razza e la Germania riconobbe l’origine francese, terminò così la diatriba e fu riconciliata la paternità della sua origine. Il barbone è un cane di antica origine: ci sono sue tracce, infatti compare su alcuni quadri del tardo Medioevo e in più alcuni autori del Sei e Settecento lo indicano come cane da lavoro. E’ ritratto in un quadro di Rembrand del 1631-33. La regina d’Inghilterra Anna Stuard osservò attentamente alcuni esemplari che erano stati addestrati quando, rispondendo ai comandi, si posizionavano sulle zampe posteriori e incominciavano a girare e saltellare. Il barbone ebbe successo anche nella Corte di Luigi XVI seguito, come moda, nei palazzi dei nobili dell’epoca. Il grande pittore del XVI Secolo Albrecht Dürer, in italiano Alberto Duero, ne attesta la sua esistenza appunto nel 15° e 16° Secolo. A fine del 18° Secolo ci sono dei quadri del famoso pittore Goya nei quali viene ritratto insieme ai padroni. Nel trascorrere degli anni e giungendo agli inizi dell’800 i barboni erano presenti negli spettacoli del circhi della Francia, dove il colore del pelo era il grigio e l’albicocca per gli effetti degli primi allevamenti. Proprio in questo Secolo si citano dei barboni-soldato divenuti noti, infatti durante il periodo Napoleonico: il primo è ‘Barbuche’ che apparteneva ad un orfano, ma fu protetto e preso con sé dal Sergente Fougasse, quando il suo padrone morì e il cane per difenderlo perse una zampa; il secondo è ‘Moustache’ di colore nero che era la mascotte nella Campagna Austriaca del 40º Reggimento di Fanteria di Linea Francese, il quale scoprì una spia austriaca salvando così il distaccamento della sua compagnia da un attacco a sorpresa e in più fu celebre protagonista nella battaglia di Austerlitz quando un portabandiera francese nel momento di morire si avvolse la bandiera sul corpo e il barbone riuscì a riportare indietro la bandiera, ricevendo così, per questa sua azione, la medaglia d’onore. La sua morte avvenne a 12 anni per via di una palla di cannone spagnolo che lo colpì durante l’assedio di Badajoz dell’11 marzo del 1812. Altri barboni francesi famosi per le loro incredibili azioni durante il periodo napoleonico sono stati: ‘Mohiloff’ che, mentre avveniva la fucilazione di Luigi Antonio di Borbone, duca di Enghien, oppose molta resistenza nel distaccarsi dal suo padrone; il barbone ‘Mouton’ che era stato ritrovato da un reggimento francese nel 1808, il quale partecipò alle battaglie di Aspern-Essling e di Wagram e dopo essere ritornato in Spagna partì per la Russia. Durante il percorso purtroppo si perse nel 1810 in Sassonia, ma riconobbe il suo reggimento e lo seguì fino a Mosca dove morì dopo aver attraversato la Beresina a causa delle zampe congelate per difendere il granatiere che lo stava portando in spalla da due cosacchi a cavallo; il barbone ‘Moffino’ che si era perso durante la Battaglia della Beresina avvenuta nel 1812 tra le truppe napoleoniche e quelle l’impero Russo, ma dopo aver percorso migliaia di miglia finalmente riuscì a ritrovare il suo padrone un anno dopo a Milano; Il barbone-infermiere ‘Magrita’, il quale portava le bende ai soldati Zuavi feriti in prima linea dentro un sacco legato al collo; infine il barbone ‘Thoutou’, mascotte di un Reggimento di Fanteria di Zuavi, il quale scoprì e fece catturare molte spie nemiche. Un altro barbone famoso fu ‘Brahma’ che seguiva ovunque il grande filosofo Arthur Schopenhauer che spesso dialogava con lui chiamandolo ‘Signore’ che, quando giunse il momento della sua morte, lo affidò alla domestica affinché provvedesse alla sua cura. Nel recente passato i barboni-soldato furono utilizzati nella Seconda Guerra Mondiale, infatti negli Stati Uniti d’America in un poster c’era l’immagine con due di essi. Come caratteristiche morfologiche il barboncino presenta una testa ben definita e proporzionata rispetto al tronco, la schiena è discendente e le orecchie senza punte sono piatte, allungate e pendenti e la coda è corta e riccioluta. Ha labbra asciutte e poco sviluppate, le guance sono sporgenti e gli occhi sono a mandorla di colore nero o marrone scuro per gli esemplari dal pelo di color nero, grigio, bianco, albicocca o rosso, mentre può essere color ambra scuro negli esemplari marroni. Il barboncino non perde pelo e vede il colore giallo e il blu. Ci sono varie taglie: il barbone grande ha una mole va dai 45 ai 60 centimetri al garrese; il barbone medio va dai 35 ai 45 centimetri al garrese; il barbone nano va dai 28 ai 35 centimetri al garrese; l barbone Toy va dai 24 a 28 centimetri al garrese. Il peso varia a seconda della taglia il quale è: intorno ai 26–27 kg per la taglia grande, 9 –10 kg per la media, 6 kg per la taglia nana e sotto i 3,5 kg per la taglia in miniatura. I barboncini quando si leccano possono manifestare affetto, ma anche stress o ansia, oppure per curarsi e pulirsi. Possono soffrire di problemi alle rotule e all’anca e possono avere un fastidio agli occhi che è ereditario. Il barboncino adora giocare facendo attività fisica, dove libera le energie divertendosi per almeno dieci minuti al giorno. I barboncini giocano specialmente con palline o con un bastone ed adorano fare il bagno e nuotare nell’acqua, infatti è un abilissimo nuotatore e questo chiaramente lo si deduce dal suo passato di cane d’acqua.
