//EDUCAZIONE E PACE I ponti, strumenti per la costruzione di un dialogo interculturale. “Di tutte le cose create ed erette dall’umanità, nella mia mente nulla è meglio e più apprezzabile dei ponti. Essi sono più importanti delle case, più sacri e più universali dei templi. Essi appartengono a tutti e trattano tutti in egual misura, in un luogo dove la maggior parte delle necessità umane si intrecciano.” Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina

EDUCAZIONE E PACE I ponti, strumenti per la costruzione di un dialogo interculturale. “Di tutte le cose create ed erette dall’umanità, nella mia mente nulla è meglio e più apprezzabile dei ponti. Essi sono più importanti delle case, più sacri e più universali dei templi. Essi appartengono a tutti e trattano tutti in egual misura, in un luogo dove la maggior parte delle necessità umane si intrecciano.” Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina

di | 2026-01-21T10:18:54+01:00 21-1-2026 10:18|Alboscuole|0 Commenti
Esiste un luogo simbolo, in Europa, nel cuore dei Verdi Balcani, che con un perfetto semicerchio descrive la grandezza e la crudeltà delle azioni umane a seconda che si usino per costruire o per distruggere. Questo luogo è il ponte di Mostar o Stari Most, il vecchio ponte, voluto dal sultano Solimano il Magnifico, che ha messo in collegamento non solo due lembi di terra, ma due culture, Oriente e Occidente, due religioni, cristiana e musulmana, che convivevano, fino a quando non venne distrutto nel 1993, recidendo un precario equilibrio secolare. Sono luoghi di passaggio, d’incontro e di scontro, snodi strategici in guerra e in pace, attraversati in entrambe le direzioni. Cantati dai poeti e dagli aedi come luoghi fuori dal tempo e dallo spazio, come se con i loro archi disegnassero paesaggi, destini, storie. Alcune destinate all’oblio e altre destinate all’eternità. Dalle loro volte si può guardare l’acqua tumultuosa, a volte, calma, di rado, sempre gorgogliante, come se quelle molecole agitate fossero la trama di un romanzo che solo orecchie allenate sanno ascoltare e decifrare. Nei vicini Balcani, montagne ricche di lunghi fiumi navigabili, i ponti sono spesso gli indiscussi protagonisti di vicende umane dalle alterne fortune. Il loro peso storico, antropologico e politico è direttamente proporzionale alla loro grandezza. Pensare ai ponti, ai legami, riporta la memoria due figure importanti della recente storia europea: il Premio Nobel serbo per la letteratura, Ivo Andrich, profondo conoscitore, interprete dei turbamenti dell’essere umano che, con il suo indiscusso capolavoro “Il ponte sulla Drina”, ha poeticamente e sublimemente descritto le vicende spesso cruente del multietnico e fragile popolo dei Balcani. L’altro, un uomo di frontiera e di confine, un Trentino, con l’animo inquieto e cosmopolita, con un piede dentro ed uno fuori dalla Cortina di ferro: Alexander Langer, europarlamentare, fondatore del partito dei Verdi, colui che da vero stoico e pacifista, non potendo più onorare i suoi principi, scelse come compagno, con cui salutare volontariamente la vita, un albero di pero, muto testimone che ascoltò l’ultimo soffio di vita di un uomo buono e pacifico.  Andrich e Langer ci insegnano che per capire le profonde ragioni dei popoli è necessario, sintonizzarsi e mettersi in ascolto dell’altro. Le parole, come le pietre dei ponti creano, a seconda del loro peso, barriere invalicabili o legami che connettono. Che permettono” bisociazione”: con questo termine, utilizzato dalla antropologa Marianella Sclavi, si intende la possibilità di stare su due cornici culturali diverse, a cavallo di due mondi, in equilibrio interpretativo, ovvero di essere contemporaneamente al di qua e al di là del confine, imparando a porsi e quindi ad essere contemporaneamente entrambi i punti di vista. Questa “depolarizzazione antropologica”, che non è né etnocentrismo né particolarismo radicale, è secondo Alex il vero senso della non violenza e della sua politica, improntata al dialogo ed alla riconciliazione. In tempi di nazionalismo esecrato e di chiusure xenofobe, educare alla pace ed alla convivenza interetnica è un dovere civico. Edificare ponti attraverso il dialogo interetnico fa sì che i legami siano forti e funzionali ad una cultura del rispetto. Gramsci, Gandhi, Mandela, Dolci, Capitini, Milani, Montessori, Russell, Langer, Zanotelli, Freire sono i compagni di strada. Insegnano e ricordano che un mondo migliore è possibile: sono uomini e donne che hanno creduto e che attraverso le loro parole quotidianamente aiutano a costruire il senso della giustizia e dell’equità.  La pace percorre sentieri e crea nuove strade: la seguente narrazione è nuova pagina di speranza che stanno scrivendo oggi gli studenti serbi. A Marzo, hanno percorso a piedi la strada che separa Novisad da Belgrado. Hanno iniziato a camminare per denunciare un governo corrotto, autoritario, che ha messo in ginocchio un Paese che aveva già pagato il suo crudele Genocidio, il suo tributo alla corruzione e al mal governo. Si sono incamminati con gli zaini stracolmi di giustizia e di speranza, di progetti democratici per una nuova Serbia. Ad ogni crocicchio qualcuno si aggiunge, il ruscello si è trasformato in un fiume in piena. Raccolgono il consenso ed il supporto delle zone rurali del Paese, della comunità internazionale; non ci stanno più con la testa china, rivendicano una nuova idea di giustizia: parlano, si raccontano, ascoltano, condividono. Alzano il tiro: da Novisad dove tutto è nato, dopo il crollo della pensilina che ha ucciso 15 persone, arrivano a Strasburgo in bicicletta, questa volta fin dentro la casa della democrazia federale, per raccontare come non solo nelle università, ma anche nelle campagne, gli uomini e le donne vogliono essere cittadini attivi, disposti a difendere i diritti a lungo loro negati. Hanno scelto di farlo attraverso la parola ed il cammino loro, un po’ parafrasando Luis Sepulveda, sono come l’acqua di un fiume in piena, percorrono insieme sentieri giusti e alla meta ci arrivano insieme cantando. In queste giornate, il pensiero va alle parole Louis Sepulveda che, con amorevole e forte passione, ha trascorso la sua vita, in patria e da esule, nella costruzione di un sentiero sicuro per tutti quei popoli che pace non hanno. Così, pensando alla pace, alla democrazia, all’educazione, ai diritti, dovremmo ricordare che la pace più che un sentimento è una competenza da costruire ed allenare è un gesto controcorrente, rivoluzionario in un mondo che spesso dimentica il diritto al vagabondaggio, al cosmopolitismo ed alla libertà di espressione.