Nicholas Pellegrino
Anche quest’anno un altro Carnevale è passato, pieno di emozioni e significati interessanti. Il tema comune a tutti i carri allegorici è stato “Il paradosso”.
“L’Ultima corrida”, vincitore della sfilata, racconta che in Spagna i tori vengono maltrattati e uccisi per far giochi e scommesse, ma sul carro i “matador” vengono rappresentati impauriti: il toro è corazzato e così enorme da sopraffare i toreri, quindi il tema del paradosso è preso in pieno.
Il carro “I Draghi non esistono” spiega che la disabilità è solo negli occhi di chi guarda. Il draghetto in primo piano è tratto dal film “Dragon Trainer”, in cui un drago con la coda mutilata riesce comunque ad accompagnare il suo giovane padrone in ogni impresa. Per me questo carro è molto importante perché la disabilità è solo un modo di essere, riguarda persone speciali.
Il terzo carro che ho trovato più significativo è “Lo strano caso dell’uomo che diceva di amare”. Rappresenta una donna seduta, nell’atto di truccarsi; dietro di lei c’è un uomo inferocito, che regge delle catene, e una figura scura, diabolica, che sembra spingerlo alla violenza. L’uomo ha quindi due personalità, come nel romanzo “Dr. Jekill e Mr. Hide”, di Stevenson.
Questi tre carri mi hanno emozionato molto, più di tutti.
