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Al servizio della verità. Sempre

di | 2018-06-09T11:41:31+02:00 10-6-2018 6:00|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

PALERMO – Rischiano la vita in Italia i giornalisti che si occupano con competenza e coraggio di inchieste scottanti, specie nei territori controllati dalla criminalità organizzata: negli ultimi anni, ben 267 hanno avuto minacce di vario genere e diciannove vivono attualmente sotto scorta. Tra coloro che, nel passato, in Sicilia hanno pagato con la vita il loro impegno anti-mafia e le loro coraggiose inchieste, vanno ricordati Tullio De Mauro, scomparso misteriosamente nel 1971; Mario Francese, ucciso dai corleonesi nel 1979; Giuseppe Fava – direttore del giornale “I Siciliani”- ucciso a Catania nel 1984; Beppe Alfano, ucciso nel 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Di recente è stato minacciato di morte il giornalista ragusano Paolo Borrometi, che vive da quattro anni sotto scorta. Borrometi è autore di varie inchieste sulla presenza di Cosa Nostra in Sicilia orientale: in particolare sul traffico di droga da Gioia Tauro a Ragusa, sui mercati ortofrutticoli di Vittoria e sui rapporti tra mafia e politica in alcuni comuni siciliani.

Per i giornalisti le cose non vanno meglio fuori dal nostro Paese. Secondo l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières, nel 2017 sono stati sessantacinque i giornalisti uccisi nel mondo nell’esercizio del loro lavoro: cinquanta professionisti, sette blogger e otto collaboratori. Raddoppiato il bilancio di giornaliste uccise: dieci nel 2017, a fronte delle cinque del 2016; tutte – secondo Reporters sans frontières – “giornaliste d’inchiesta esperte e combattive, dalla scrittura pungente. Nonostante le minacce, continuavano ad indagare e a svelare casi di corruzione e altre vicende riguardanti autorità politiche o gruppi mafiosi.” Tra esse, Daphne Caruana Galizia, uccisa a Malta, Gauri Lankesh, uccisa a Bangalore, in India, e Miroslava Breach Velducea, uccisa in Messico.

Il triste primato del Paese più pericoloso per la stampa resta alla Siria, con dodici giornalisti assassinati, davanti al Messico, con ben undici cronisti uccisi. Alla Cina invece la maglia nera per il più elevato numero di giornalisti in prigione, con cinquantadue cronisti imprigionati, seguita a ruota dalla Turchia.

Giovedì scorso (7 giugno), la città di Latina ha dedicato una piazza ad Ilaria Alpi, giornalista radiotelevisiva italiana uccisa in Somalia il 20 marzo 1994 con il cineoperatore Miran Hrovatin. Nella speranza che di Ilaria – e di tutti i giornalisti uccisi per la loro ricerca di verità – si onori la memoria e si continui a chiedere giustizia.

 Maria D’Asaro

 Nell’immagine di copertina, la giornalista Ilaria Alpi

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