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Addio a Massimo Pittau, straripante linguista e polemista

di | 2019-11-28T19:28:47+01:00 1-12-2019 6:25|Cultura, Sezione 6|0 Commenti

NUORO – Massimo Pittau è stato un linguista, glottologo e accademico italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Nato a Nùoro il 6 febbraio 1921 si è spento, a causa di un tragico incidente, a Sassari il 20 novembre scorso all’età di 98 anni, cadendo dal terrazzo della propria casa. Lascia un grande vuoto sia nel mondo universitario che tra i giovani, sempre attratti con fanciullesca curiosità dal carisma del professore e dalle teorie che difendeva a oltranza e a qualunque costo. Uomo orgoglioso, tenace, preciso, sempre pienamente calato nelle sue tesi che ne avevano fatto uno dei simboli della glottologia italiana e della linguistica sarda.

Il professor Massimo Pittau

Se qualcuno osava controbattere alle sue tesi, in modo perentorio diceva:“Si documenti o taccia. Adesso parlo io!”. Professore ordinario nella Facoltà di Lettere, Preside di quella di Magistero dell’Università di Sassari, ha seguito a Nùoro tutti gli studi elementari e medi. Si è laureato una prima volta a Torino in Lettere con una tesi su “Il Dialetto di Nùoro”; successivamente, dopo essersi iscritto all’Università di Cagliari, si è laureato in Filosofia con una tesi su “Il valore educativo delle lingue classiche”. Ha conosciuto personalmente il linguista Max Leopold Wagner, maestro della Linguistica Sarda, col quale è stato in rapporto epistolare nell’intero decennio precedente alla morte di lui. Studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e amante della lingua italiana, ha scritto più di 50 libri e ha condotto più di 400 studi relativi a questioni di linguistica, filologia, filosofia del linguaggio.

Nel 1972 ha ottenuto un “Premio della Cultura” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e nel 1995 il premio del Gruppo Internazionale di Pisa per la sezione “Letterati del nostro tempo” per la sua opera “Poesia e letteratura – Breviario di poetica”. Ha ottenuto poi due segnalazioni in altrettanti premi nazionali per opere di filosofia del linguaggio e altre due nel “Premio Grazia Deledda” per la saggistica. Durante la sua vita ha collezionato numerosi altri premi. Nell’ambito del “Premio Ozieri” per la letteratura in lingua sarda gli è stato assegnato il premio per la Cultura per l’anno 1995; ha ottenuto il “Premio Sardegna 1997” di Sassari per la sezione Linguistica, un diploma di benemerenza nel “1° Festival della letteratura sarda” nel 2004 e infine gli è stato assegnato il “Premio Città di Sassari – Lingue Minoritarie, Culture delle Minoranze” per il 2009.

E’ stato un uomo dalle grandi doti di ricercatore, di docente, di maestro e col suo impegno appassionato ed esemplare ha contribuito alla formazione di tante generazioni di studenti, anche la mia che ha potuto seguire con lui il corso universitario di Linguistica sarda sulla grammatica sardo-nuorese e quello di Filologia romanza. È stato uno studioso e appassionato di archeologia e ha più volte sostenuto la tesi tanto contestata della funzione esclusivamente religiosa dei nuraghi, la cui origine egli rimanda a un’origine anatolica e specificamente “lidia”, da cui il termine “sardiano”, dalla capitale Sardi, per indicare questi influssi asiatici nel sardo.

Uno dei libri più letti nell’isola e spesso anche tanto criticati è stato “La Sardegna nuragica” scritto nel 1977 e poi ridato alle stampe nel 2006. Il tema di fondo dell’opera è dimostrare da una parte che i nuraghi non erano edifici militari, cioè fortezze e castelli, dall’altra che erano edifici religiosi, cioè templi comunitari i nuraghi complessi e di maggiori dimensioni, cappelle tribali o anche familiari, quelli più piccoli e semplici. Sia nei nuraghi grandi che in quelli di piccole o medie dimensioni si effettuavano molti riti religiosi e pure funerari, infatti spesso contenevano, in nicchie apposite, le spoglie degli eroi o degli antenati divinizzati oppure dei personaggi più importanti, come i re, i capitribù, i guerrieri e i sacerdoti. Un’altra opera degna di menzione, che si inquadra chiaramente nel progetto generale di Pittau di affrontare lo studio dell’ intera toponimia della Sardegna, è “Luoghi e toponimi della Sardegna” in cui il professore presentava e analizzava i toponimi di 83 Comuni della Sardegna Centrale. Quest’opera ha sicuramente richiesto una fatica improba da parte dello studioso, dato che il numero dei toponimi da lui studiati e spiegati ha raggiunto la cifra di circa 20 mila (19.957).

Uomo dalle mille idee spesso controcorrente, come dice il professor Attilio Mastino, ex rettore dell’Ateneo sassarese che lo ricorda con tanta simpatia e tanto affetto, personalità vulcanica, straripante. Massimo Pittau è stato un linguista ma non solo. Intellettuale, polemista, maestro per almeno due generazioni di giovani, la sua morte ha colpito il mondo della cultura sarda ma anche tanti suoi studenti o lettori affezionati.

Virginia Mariane

Nell’immagine di copertina, il professor Massimo Pittau

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