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Le meraviglie nascoste della Via Amerina

di | 2018-06-09T12:26:44+02:00 10-6-2018 6:15|Arte, Cultura, Sezione 4, Viaggi|0 Commenti
GALLESE (Viterbo) – Tra archeologia, storia, arte e natura lungo i sentieri della Tuscia dove, muovendosi alla scoperta della via Amerina (importante strada di collegamento in epoca romana e nel Medioevo che collegava la città di Roma ai principali centri dell’Umbria), ci si imbatte in quei piccoli tesori della cultura religiosa troppe volte dimenticati. La via Amerina attraversa una parte del territorio falisco toccando, tra l’altro, bellissimi borghi come Nepi, Corchiano, Gallese, Vasanello e Orte. Resta ben mantenuta tanto che lungo il percorso sono visibili i segni della cultura etrusco-romana, dalle tombe scavate direttamente nel tufo e pievi di campagna dove i pellegrini e gli abitanti della zona erano soliti riunirsi per pregare. A questo proposito si può citare il territorio di Gallese con le sue numerose catacombe e piccoli luoghi di culto sparsi per le campagne circostanti il centro abitato. Ed è proprio Gallese, antico borgo medievale di circa tremila abitanti, eretto su di uno sperone tufaceo, che ha accolto Camilian Demetrescu, nome d’arte di Paul Constantin Demetrescu, pittore, scultore, scrittore e studioso di storia dell’arte, romeno naturalizzato italiano. Demetrescu, nato a Busteni, in Romania nel 1924, dissidente ed esule politico, arriva in Italia nel 1969, prima a Roma e poi dal 1973 a Gallese dove nel 1977 restaura, assieme alla moglie Mihaela, una pieve romanica cistercense del XII secolo, dedicata ai santi Giacomo e Filippo, riconsacrata nello stesso anno e che ora è proprietà della famiglia nonché luogo di sepoltura dello stesso Demetrescu. Abbandonata da secoli, dopo il tramonto dei pellegrinaggi medievali verso la tomba di Pietro e la Terra Santa, la pieve è stata invasa dalla vegetazione. All’interno, erano cresciuti quasi cinquanta alberi che avevano sfondato il tetto e distrutto il pavimento. In pochi mesi i coniugi, aiutati dagli abitanti del luogo, sono riusciti a ripulire il rudere, consolidare i muri, ricostruire il tetto, rimettere porta e finestre e lì il 27 settembre 1977 fu celebrata la prima messa dopo secoli di abbandono. Eretta nel periodo del grande scisma tra oriente e occidente, vissuta per secoli con devozione dai frati cistercensi, caduta poi in rovina, il destino ha voluto che la pieve fosse restaurata da una famiglia di ortodossi e restituita al suo destino. E’ possibile oggi visitare questa meravigliosa pieve rivolgendosi Mihaela Demetrescu.

Adele Paglialunga

Nella foto di copertina, Mihaela Demetrescu

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