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A Ferentillo in Umbria il ducato più piccolo del mondo

di | 2020-01-16T20:23:01+01:00 19-1-2020 6:20|Cultura, Sezione 5|0 Commenti

FERENTILLO (Terni) – Fu il re dei Longobardi Liutprando a fondare intorno al 740 Ferentillo, che sorge in Valnerina sulle rive del fiume Nera, tra i monti Sibillini. Il richiamo turistico di questa località, fuori dalle rotte usuali, oggi, oltre alla gastronomia e alla bellezza paesaggistica, si sorregge sul “Museo delle Mummie”, sul “Museo degli antichi mestieri e della civiltà contadina”, sulle suggestive Falesie (richiamano spericolati arrampicatori da ogni dove) e sulla Abbazia di San Pietro in Valle. Pochi sanno, tuttavia, che questo paesino di montagna è stato, per due secoli e mezzo, la capitale di un, sia pur minuscolo, ducato.

Il Museo delle mummie e Ferentillo

Tutto ebbe inizio nel 1484 con l’elezione al soglio papale del ligure Giovanni Battista Cybo, cioè Innocenzo VIII. Il pontefice, in piena epoca nepotistica, con uno dei suoi primi atti, nominò il figlio Franceschetto conte di Ferentillo. Franceschetto, sposato a Maddalena de’ Medici (figlia a sua volta di Lorenzo de’ Medici), lasciò il titolo e la proprietà al figlio Lorenzo. Da quest’ultimo, unito in matrimonio a Ricciarda Malaspina, titolare del marchesato e ducato di Massa e Carrara, nacque Alberico I Cybo-Malaspina, il quale ottenne da papa Paolo V il titolo di duca nel 1619 (e creò così formalmente lo “Status Ferentillii”). Il piccolo stato – una cinquantina di chilometri quadrati di territorio, con otto castelli e una popolazione di poco più di 300 abitanti – vide succedersi poi come sovrani Carlo I, Alberico II, Carlo II, Alberico III e Alderano I, che a loro volta si unirono in matrimonio con famiglie nobili quali gli Spinola, i della Mirandola, i Pamphilii, i Grillo, i Gonzaga di Novellara.

Il Museo degli antichi mestieri e della civiltà contadina

L’ultimo duca cedette, per 16.000 scudi, i suoi territori a Niccolò Benedetti di Spoleto, conte di Castel San Pietro. Con questa cessione il “regno” dei Cybo svanì. Ferentillo, una volta tornato allo Stato Pontificio, venne girato in feudo, da Pio IX, nel 1847, al francese Louis Désirè de Montholon, col pomposo titolo di “principe di Umbriano e di Precetto”. Inglobato nel Regno d’Italia nel 1860 diventò comune autonomo sotto il circondario di Spoleto per essere poi, nel 1897, assegnato alla provincia di Terni.

Gli amanti della pittura e dell’archeologia potranno sentirsi soddisfatti da una visita al piccolo centro della Valnerina. Cosa c’è di bello da vedere? Beh, intanto gli affreschi nelle chiese di Santa Maria e di Santo Stefano (i primi ad opera di pittori del scuola di Raffaello, i secondi di allievi del Perugino), ma soprattutto la splendida Abbazia di San Pietro in Valle, ora trasformata in struttura ricettiva. Di interessante, tra l’altro, quattro sarcofagi (uno con barche, un altro con cacciatori, il terzo con divinità come Dioniso, Sileno, Pan e una menade danzante, l’ultimo col mito di Amore e Psiche) e la cosiddetta Lastra di Orso, dove – curiosità storica – sono riportati i nomi del committente (il duca di Spoleto Ilderico Dagileopa, in carica tra il 739 ed il 742, che ordinò l’opera “pro remedio animae”, per la salvezza dell’anima, insomma) e l’autore (che ha scalpellinato sul marmo: “Ursus magester (proprio così, non magister) fecit”.

A quei tempi l’abbazia risultava ricca e potente. Poi subì distruzioni dalle scorrerie dei Saraceni e si impoverì. Solo nel 1234, all’epoca dell’imperatore Federico II cominciò a riprendersi e a rifiorire. La svolta positiva si ebbe con papa Gregorio IX che l’affidò alle cure dei Cistercensi.

Elio Clero Bertoldi

Nell’immagine di copertina, il piccolo borgo di Ferentillo in Umbria

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