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23 maggio 2018: per non dimenticare mai

di | 2018-05-26T12:14:39+02:00 27-5-2018 6:05|Attualità, Personaggi, Sezione 2|0 Commenti

PALERMO – Il 23 maggio continua ad essere un giorno speciale per la memoria collettiva degli italiani: è il giorno in ricordo del giudice Giovanni Falcone, che ha combattuto con intelligenza coraggiosa contro la criminalità mafiosa e dalla mafia è stato barbaramente assassinato nel 1992 assieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”: queste le parole pronunciate dal magistrato in un’intervista televisiva del 1991,  un anno prima della sua morte.

Il giudice Falcone era consapevole del ruolo decisivo della scuola e dell’educazione nella lotta alla mafia. Nella primavera del 1989 accettò l’invito a partecipare a un seminario per i docenti, su scuola e cultura antimafia. In quell’occasione era arrivato di corsa, preso dai suoi numerosi e importanti impegni. Si era poi scusato per il ritardo, ma aveva sottolineato che per lui era importante essere lì con gli insegnanti, a discutere di educazione antimafia. Parlò con tono pacato, ma nello stesso tempo appassionato e deciso. Questo il succo del suo intervento: la mafia ha tanti aspetti (economico, sociale, culturale); per combattere Cosa nostra, non è sufficiente l’azione repressiva delle Forze dell’Ordine e della Magistratura: è fondamentale un radicale cambiamento della mentalità e della cultura.  E aggiunse: “Noi magistrati abbiamo bisogno dell’azione formativa della scuola, per combattere e sconfiggere la mafia. Voi insegnanti siete alleati preziosi e insostituibili perché analizzate i codici culturali e comunicativi e formate la coscienza dei cittadini”.

A Palermo, a ventisei anni dalla strage di Capaci, le scuole si sono attivate per onorare la memoria del magistrato antimafia e di chi con lui è stato ucciso: è stata accolta al porto, proveniente da Civitavecchia, la nave della legalità; nell’aula bunker c’è stata la commemorazione ufficiale da parte delle autorità, commemorazione alla quale hanno partecipato tanti alunni e insegnanti; in tutte le scuole ci sono stati momenti di riflessione. Nel pomeriggio infine la città si è raccolta in un lungo e partecipato corteo verso l’abitazione del magistrato, dove un albero è diventato il cuore pulsante dell’affetto riconoscente dei cittadini.

Lo studioso palermitano Umberto Santino, nella lirica “Ricordati di ricordare”, ci esorta a tenere viva la fiamma della memoria e dell’impegno civile: “Ricordati di ricordare coloro che caddero per costruire un’altra storia e un’altra terra. Ricordali uno per uno, perché il silenzio non chiuda per sempre la bocca dei morti. E dove non è arrivata la giustizia, arrivi la memoria e sia più forte della polvere e della complicità”

Maria D’Asaro

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